🌹❄️Come petali sulla neve – Antonella Iuliano

Genere: Narrativa contemporanea
Autrice: Antonella Iuliano
Editore: Self publishing
Data d’uscita: 2 novembre 2025
Pagine: 298
Valutazione: ★★★★★
Trama:
“Come petali sulla neve
recisi dallo stesso fiore,
sospinti da un impetuoso vento
in remoti luoghi,
ad appassir lontani.”
Il giorno in cui Philip scrive questi versi è seduto dietro una finestra. Il suo cuore è affranto mentre lo sguardo indugia sull’ultima neve di marzo. Si sente parte di un fiore travolto dalla tormenta, destinato a essere disperso e dimenticato.
Pochi mesi prima, a migliaia di chilometri di distanza, un altro vetro lo separava dalla vita fuori dall’Istituto per orfani S. Vincent, in Irlanda del Nord: il luogo in cui è cresciuto e da cui è fuggito a causa di una fotografia. Un volto di bambino identico al suo. L’immagine nitida di un passato avvolto nella nebbia.
Ora Philip è in Inghilterra e ha ritrovato il suo gemello, ma nulla è andato come sperava. Tra lui e Leonardo si erge un muro invisibile fatto di menzogne e follia. Servirà molto coraggio per abbatterlo e tentare di ricostruire quel legame di sangue che è stato strappato loro dalla culla.
La mia opinione:
Quando apri Come petali sulla neve ci sei tu e c’è Philip, ed è da lui che apprendiamo la sua storia. Di norma questo tipo di scrittura, che si rivolge direttamente al lettore, non mi prende: io ho bisogno di entrare dentro il mondo narrato, che suoni, odori, immagini e parole mi facciano dimenticare che io sono “di fuori” e loro “dentro” quelle pagine.
Per questo motivo ho arrancato all’inizio, e lo ammetto: ero anche un po’ demoralizzata. Poi però l’autrice — non so come, non so quando… anzi, lo so, ma non ve lo posso dire — a un certo punto mi ha presa. E da lì io ero lì. Sentivo il dolore di Philip, non ero più separata da lui da un velo invisibile, non ero più solo il lettore a cui lui si rivolgeva. Ero seduta a quel tavolino di quel bar, lo guardavo uscire e, da quel momento, avrei voluto corrergli dietro e non lasciarlo più.
Possiamo considerare questo libro un POV singolo, sì, perché è Philip a raccontarci la sua storia, ma lo fa a posteriori, quando tutto si è già concluso. È lui che ci parla di sé bambino, della crescita, degli anni in orfanotrofio, delle figure che hanno contribuito a renderlo l’uomo che è oggi. Lo seguiamo per tutto il suo racconto, e sappiamo che, comunque sia andata, Philip è lì, è vivo. Questa consapevolezza mi ha consolata, mentre versavo lacrime sul mio Kindle: qualunque fosse l’esito, lui era sopravvissuto.
Quando un libro riesce a trasmettere amore, paura e sollievo attraverso una sola voce, quello che di solito per me è un limite del POV singolo si annulla completamente. Tanto che, se ci fosse stata una seconda voce, avrei probabilmente fatto fatica a rimanere concentrata. Io volevo tornare da lui. Era lui che volevo ascoltare.
Lo ammetto: non mi capita spesso. Questo libro esce completamente dal mio genere abituale. Io amo fantasy romance, romance o thriller; storie dove alla fine muore parecchia gente (sì, sono una Game of Thrones addicted). Qui non c’è nulla di tutto questo: non c’è spicy, non c’è una storia d’amore travolgente, non ci sono sfide epiche o lotte di potere. Anche i dialoghi sono pochi, perché di fatto questo libro è un dialogo continuo tra noi e Philip.
Non ci sono trope. C’è solo un ragazzo, con un’anima bellissima, che cerca la sua casa, il suo posto nel mondo.
L’autrice riesce, senza agganciarsi a nessuna delle mode narrative attuali, a creare un piccolo capolavoro che, per delicatezza e prosa, avrebbe potuto essere ambientato in qualsiasi tempo. Sceglie un’epoca moderna, ma con una scrittura che non assomiglia a quella più diffusa oggi: è più lenta, più piena, più attenta alle sfumature che all’impatto immediato. Una scrittura intimista, classica, dal respiro lento, che privilegia l’interiorità e l’elaborazione emotiva rispetto all’azione. È una voce che si prende il suo tempo e chiede al lettore di fare lo stesso.
I personaggi secondari sono molto riusciti: vivi, tridimensionali, imperfetti. Ognuno ha le proprie colpe, ognuno ha fatto ciò che ha fatto per amore, anche quando quell’amore era malato o egoistico. Ma è l’amore a muovere tutti i protagonisti di questa storia: fame di famiglia, di appartenenza, di riconoscimento, di ritorno a un passato in cui, anche solo per poco, si è stati felici. Gli unici innocenti restano due bambini, a cui è stata strappata la possibilità di essere famiglia l’uno per l’altro.
Cinque stelle perché l’autrice ti fa piangere, ti spezza il cuore e poi lo ricompone. Cinque stelle perché, anche se so che Philip vive solo sulla carta, continuo a sognare per lui un futuro in cui l’amore sia qualcosa di più di un compagno immaginato mentre legge i suoi amati libri. Cinque stelle perché ho vissuto queste poco meno di trecento pagine con un’intensità tale che ora ne sento la mancanza.
Considerazioni finali:
Come petali sulla neve è una storia che non cerca l’effetto, non rincorre il colpo di scena, non seduce con artifici narrativi. È un romanzo che lavora in sottrazione, che affida tutto alla voce del suo protagonista e alla capacità del lettore di fermarsi, ascoltare e restare. Non è un libro per chi ha fretta, ma per chi è disposto a concedersi tempo ed emozione. Una lettura che lascia un segno sottile ma profondo, come una traccia sulla neve che, anche quando sembra svanire, continua a farsi sentire.
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