🌾🩸Disamistade – Alice Piras

Genere: mainstream
Autrice: Alice Piras
Editore: Edizioni Montag
Data d’uscita: 21 settembre 2025
Pagine: 213
Valutazione: ★★★★★
Trama
Amaranta nasce una notte d’inverno in un paesino sperduto sui monti della Barbagia. La sua è una storia di resilienza, a cominciare dai capelli rossi, segno di sventura per le menti superstiziose del luogo. Una storia che attraversa faide tra famiglie, ostilità, un amore contrastato e un retaggio di violenza che sembra non volerla abbandonare. Fino al sacrificio più grande: cancellare l’amore per un bene superiore e una pace che, si illude, possa finalmente essere a portata di mano.
È la nipote Esmeralda, sul letto di morte di Amaranta, a raccontarci la vita della nonna: lei che ne ha ereditato i capelli rossi e la consapevolezza che la vendetta non porta a nulla di buono.
La mia opinione
Il libro d’esordio di Alice è un piccolo capolavoro. Piccolo perché sono poco più di duecento pagine, capolavoro perché per tre ore sei completamente rapito.
La storia viene narrata da Esmeralda, che la racconta come se parlasse alla nonna, come se per un attimo Amaranta fossi tu. Ed è una corsa contro il tempo: nel giro di poche pagine vediamo Amaranta nascere, crescere, soffrire, amare e chiudere la sua storia per sempre. E io ho sentito tutto questo, l’ho sentito sotto la pelle. Il dolore di Amaranta, per le tre ore che ho passato sui monti della Barbagia, l’ho sentito tutto.
La superstizione del paese per quei capelli rossi, una bambina che cresce nella Disamistade, nella vendetta. Una vendetta che coinvolge un fratello che non ha mai conosciuto, una madre che invece di amarla e proteggerla ne fa uno strumento, un padre che per il lavoro che fa è più estraneo che famiglia. Se per tutto il libro ho patito per Amaranta, se per tutto il libro ho pregato che finalmente trovasse la pace e la sua felicità, il colpo di scena finale mi ha lasciata completamente senza parole.
Mi ritrovo qui, davanti al mio PC, a pensare che il viaggio sia stato troppo breve. E mi chiedo se esista davvero un modo per cambiare il proprio destino, o se siamo così legati alle nostre radici da essere inevitabilmente il risultato della nostra famiglia. Avrei voluto per lei il lieto fine delle favole.
Ma questo esordio non è fatto per consolare, né per rendere più dolce una verità che non ha nulla di dolce. È un racconto che spezza, che ti fa tremare. E il modo che l’autrice usa per raccontarlo è d’impatto: è crudo, diretto, e corre alla velocità della luce verso la fine.
Il personaggio che mi ha “confusa” di più è Lauretta. Venduta dalla madre allo zio di Amaranta, è l’antagonista perfetta: se Amaranta è bella, malinconica e ti viene istintivamente voglia di proteggerla, Lauretta è brutta, invidiosa e ti viene naturale odiarla. Eppure è una vittima tanto quanto Amaranta. Nata nella fame, e poi separata dalla famiglia per denaro . Ma questa è la storia di Amaranta, e noi non sappiamo quanto Lauretta abbia sofferto. O forse sì: forse, per un attimo, tra le righe, riusciamo a vederla davvero, a sfiorarla.
Ma Disamistade non è solo questo. È una terra con tradizioni radicate così in profondità che non si può scappare. È un mondo di persone che hanno tutto e di persone che non hanno niente. Ma anche chi pensa di avere tutto perde, e quando perde la caduta fa male. E se la vendetta fa parte della tradizione, non fuggi, perché quello che conta è dimostrare che non lasci perdere, anche se significa perdere l’unica cosa che conta davvero: l’amore. Per sé stessi, per i propri figli, per l’amore della vita. Quell’amore che non pensavi di meritare, che forse non cercavi, ma che hai trovato. E che, alla fine, forse ha perso più di te.
Considerazioni finali
Ho dato cinque stelle perché Disamistade è un esordio che non lascia scampo. È un racconto che non lascia indifferenti, perché soffrirete dalla prima all’ultima pagina. La pace e la consolazione che cercate non le troverete qui, ma troverete una realtà che va conosciuta. E il viaggio è talmente intenso che non riuscirete a chiudere il libro con leggerezza.
Disamistade non è un romanzo che consola, né uno di quelli che chiudi sentendoti in pace. È una storia che ti accompagna fino al limite e poi ti lascia lì, senza appigli, a guardare ciò che resta quando l’amore non basta, quando la volontà individuale si schianta contro il peso delle radici, delle tradizioni e delle scelte fatte da altri prima di noi. Amaranta non è un’eroina nel senso classico: non vince davvero, non si salva, non spezza il cerchio. Lo attraversa. Ed è forse proprio questo il punto più doloroso e più vero del romanzo.
Alice Piras sceglie di non offrire riscatto facile né giustizia poetica, ma una verità scomoda: a volte la pace ha un prezzo altissimo e non sempre chi lo paga è colui che ha sbagliato. È un esordio che non chiede empatia immediata, ma attenzione, ascolto, disponibilità a restare nel disagio. Un libro breve solo nella forma, perché quello che lascia addosso è pesante, persistente, difficile da scrollarsi di dosso. E quando l’ultima pagina arriva, non senti di aver concluso un viaggio: senti piuttosto di aver assistito a qualcosa che continuerà a farti compagnia, in silenzio, molto più a lungo di quanto vorresti.
Ringrazio ancora di cuore l’autrice Alice Piras per la collaborazione e la copia ARC del romanzo.
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Miss F. ✒️
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