🔮⚔️ I Segreti di Âlaburg (Università di Alaburg Vol. 1) – Greg Walters

Genere: Fantasy
Autore: Greg Walters
Traduzione: PublishMe
Editore: Independently Published
Data d’uscita: 14 settembre 2025
Pagine: 432
Valutazione: ★★★☆☆
Trama:
Dopo essere sfuggito a una creatura dagli occhi senz’anima, il sedicenne Loris è costretto a lasciare la sua vita e a mettersi in fuga.
La sua unica speranza? L’Università di Âlaburg. Un luogo antico in cui nani, elfi, umani e orchi apprendono le arti magiche fianco a fianco.
Ma Loris non è uno studente come gli altri. È l’unico capace di dominare tutti e tre i Colori della Magia — un potere leggendario ed estremamente pericoloso al tempo stesso.
Mentre il regno di Razuclan si prepara alla guerra e le sue abilità sembrano sfuggirgli di mano, il ragazzo dovrà affrontare la verità su sé stesso.
Sarà l’eroe che tutti stavano aspettando… o il nemico che nessuno potrà fermare?
Chi ama Harry Potter e Il Signore degli Anelli sarà conquistato fin dalla prima pagina da questa avventura epica.
La mia opinione:
Prendete le razze fantasy più conosciute e mandatele in un’accademia magica: eccoci dentro I Segreti di Âlaburg.
Devo dire che potrei dividere questo libro in tre parti ben precise. La prima è quella che mi ha coinvolta di più. L’autore è stato davvero bravo a introdurre Loris e Gerald. Loris è un ottimo protagonista perché ti conquista subito nel suo essere così normale: è orfano, vive con il padre adottivo ed è innamorato perso di una ragazza che quasi non si accorge della sua esistenza.
La storia parte immediatamente in quarta e nel giro di pochi capitoli ci ritroviamo in fuga: creature misteriose vogliono uccidere Loris, anche se nessuno sembra sapere davvero il motivo. Gerald, però, nasconde un segreto che potrebbe proteggere il ragazzo, e questa dinamica iniziale funziona molto bene.
Il libro è scritto con narratore onnisciente, che è probabilmente il mio tipo di narrazione preferito perché permette di cambiare prospettiva senza dover necessariamente spezzare il racconto in POV diversi. Anche se per la maggior parte del tempo rimaniamo accanto a Loris, questo tipo di scrittura rende il mondo più ampio e dinamico.
Il problema, almeno per me, arriva nella parte centrale. Ho trovato il ritmo troppo lento e dispersivo. La vita all’università dovrebbe rappresentare per Loris un percorso di crescita, il momento in cui capire chi è davvero e imparare a controllare la sua magia. Però tutto questo viene sommerso da spiegazioni molto lunghe, accademiche e poco coinvolgenti.
La parte sulle partite di Starball, per esempio, non mi ha preso quasi per nulla. L’ho trovata superflua rispetto alla trama principale. L’idea di creare un gruppo di outsider appartenenti a razze diverse e con poteri differenti è molto interessante, ma il momento in cui questi personaggi diventano davvero una fratellanza arriva praticamente negli ultimi capitoli.
Per me tutta la parte centrale è stata pesante. Succedono molte cose, vengono introdotte tantissime razze e regole del mondo, ma spesso in maniera troppo tecnica. Amo il fantasy, adoro i mondi complessi, ma qui ho fatto fatica a sentirmi davvero coinvolta.
Anche Gerald, che inizialmente sembra un personaggio fondamentale, viene gestito in modo strano. Parte come figura centrale nella vita di Loris, colui che lo cresce e lo protegge, ma poi sparisce dalla scena per lunghi tratti, riapparendo solo a momenti.
Lo stesso discorso vale per il professore che odia Loris: sappiamo che disprezza i mezzosangue e non vuole ragazzi di razze miste nell’accademia, ma manca un vero approfondimento delle sue motivazioni.
Il grande nemico della storia rimane ancora nell’ombra, e come gancio per il prossimo volume può anche funzionare, ma personalmente avevo bisogno di qualcosa in più. Se devo tornare in un mondo fantasy composto da sette libri, voglio sentire la necessità di farlo. Qui invece ho chiuso il libro più stanca che curiosa.
Il ritmo, per me, è fondamentale. E questo continuo alternarsi tra una partenza fortissima, un enorme rallentamento centrale e un finale che riprende improvvisamente velocità mi ha lasciata senza energie.
Il worldbuilding è immenso, ma a volte anche confuso. Alcune dinamiche mi hanno lasciata piena di domande: a cosa serve il sistema delle case se poi sembrano comunque divise per razza? Vale solo per chi ha genitori di razze diverse? Se Loris è umano, perché non può stare semplicemente con gli altri umani?
E soprattutto: com’è possibile che nei villaggi la popolazione non sappia nulla di magia, orchi, nani ed elfi, mentre i nobili sì? Gli studenti dell’accademia escono per missioni, e un orco non passa esattamente inosservato. L’idea della cancellazione della memoria è interessante, ma applicata a un’intera popolazione mi ha lasciata perplessa.
Considerazioni finali:
I Segreti di Âlaburg ha tutte le basi del fantasy accademico classico: magia, razze differenti, guerre imminenti, poteri leggendari e un protagonista destinato a qualcosa di più grande di lui. E nelle sue parti migliori riesce davvero a ricordare quel senso di avventura che chi ama il fantasy cerca sempre.
Il problema, almeno per me, è che il libro si perde troppo spesso nel voler spiegare il proprio mondo invece di farmelo vivere davvero. L’idea di base funziona, il worldbuilding è enorme e alcuni personaggi hanno un potenziale molto interessante, ma la gestione del ritmo e di certe dinamiche mi ha fatta sentire più distante che coinvolta.
Non è un brutto fantasy, anzi. Si vede chiaramente quanto lavoro ci sia dietro la costruzione dell’universo narrativo. Però è uno di quei libri che richiedono tanta pazienza e molta attenzione, e personalmente non sono riuscita a creare quel legame emotivo che mi fa desiderare immediatamente il seguito.
Rimane comunque una lettura che potrebbe piacere moltissimo a chi ama i fantasy più accademici, ricchi di spiegazioni, gerarchie magiche e costruzioni del mondo molto dettagliate. Io, invece, ho chiuso il libro con la sensazione di avere ancora troppe domande e troppo poche risposte davvero soddisfacenti.
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Miss F. ✒️
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