Diario di fine 2025 e inizio 2026

Cari Lettori,
un altro anno è giunto alla fine e oggi inizia ufficialmente il mio quarantesimo anno di vita su questa terra. Non vi nascondo che quaranta è un numero che mi terrorizza. Ma prima di dire ciao a questo nuovo anno, voglio dire grazie a quello vecchio. Grazie perché sei passato e grazie, soprattutto, per quello che mi hai dato.
Sembra scontato dirlo: non si è realizzata neanche la metà di quello che speravo. Però qualcosa di bello è successo. Il primo maggio 2025 ho detto sì a quello che oggi posso chiamare mio marito. Lo avrei mai detto? No, sinceramente no. Ho avuto il matrimonio che avevo sempre sognato, con il vestito che avevo sognato e l’uomo che avevo sognato. E vi assicuro che non ha nulla in comune con gli uomini che abitano i miei libri preferiti, ma lui mi fa ridere fino alle lacrime, si prende cura di me e mi perdona quando, da meravigliosa accumulatrice di stress quale sono, scarico su di lui ansie, paure e preoccupazioni. Ha gli occhi più belli di qualsiasi book boy, non per il colore — anche se il verde è un bellissimo colore — ma perché quando mi guarda riesco a vedere tutto l’amore che prova per me. È il primo a credere sempre in me, e meno male, perché se non ci credesse almeno lui probabilmente mi sarei già lasciata trascinare dal mare della disperazione.
A luglio poi è arrivato il blog. Non era la prima volta che ci provavo, forse la terza. Pensate che esiste ancora un mio vecchio profilo con un blog annesso a cui non riesco più ad accedere perché ho perso la password e, non avendoci mai pubblicato una mia foto personale, Instagram non mi permette di recuperare l’account. Poco male. A luglio, come dicevo, ho aperto Tra Nebbie e Inchiostro e oggi non sono diventata la regina dei blog — ma non era nemmeno quello lo scopo. Posso però dire che il 2025 è stato l’anno in cui non ho mollato. Tre blog e due fallimenti mi avevano fatto pensare: “Sai che c’è? Non fa per me. Probabilmente non ho la stoffa.” E invece eccomi qui. Forse non avrò la stoffa, ma anche se un giorno decidessi di non pubblicare più nulla, mi porto dietro un anno in cui più di qualcuno ha pensato che forse, anche solo un pizzico di stoffa, ce l’avevo. Anche solo un’asola.
Autori, autrici e qualche casa editrice hanno pensato che sì, potevano affidarmi un pezzo di loro. Con alcuni farò altre collaborazioni, con altri mi sento ancora dopo aver letto i loro libri, altri non li sentirò mai più. Ma per un attimo siamo stati connessi e grazie alla fiducia che mi hanno dato ho potuto entrare in tantissimi mondi, mondi che probabilmente non avrei nemmeno sfiorato se a luglio 2025 non avessi detto: “Sai che c’è? Ci provo un’ultima volta.” Posso dire che questo 2025 mi ha insegnato a non mollare? No, non sono così brava a imparare. Ma sono felice di non averlo fatto, questa volta.
È stato tutto bello? No, altrimenti che gusto ci sarebbe. Sono felice che questo 2025 sia finito perché ho pianto tanto, perché molte cose che speravo non sono successe e perché a dicembre, quando il treno sembrava correre senza ostacoli, ha deragliato: le forze si sono esaurite di colpo e la febbre mi ha presa proprio all’ultimo tratto. Avrei voluto finire l’anno in bellezza, invece l’ho finito in pigiama, con una boule a forma di Stitch, mangiando spaghetti con sugo già pronto, perché né io né mio marito avevamo l’energia per cucinare.
Perché il lavoro — quello che paga le bollette — che quest’estate sembrava potesse cambiare in meglio è cambiato in peggio, perché vorrei poter dare le dimissioni ma quelle bollette non si pagano da sole e perché la fine del 2025 segna anche la fine dei miei trent’anni e l’inizio dei quaranta. E se penso a quanto sono passati in fretta, vi dirò: l’ansia corre ancora più veloce.
C’è però una cosa che spero la me del 2026 si ricordi: che anche se sono la persona più pessimista del mondo, anche se penso sempre di non valere abbastanza, di non leggere abbastanza, di non saper comunicare bene come fanno gli altri che gestiscono blog o pagine come la mia, nonostante tutto questo per il 2026 voglio sentirmi fortunata. Fortunata perché, anche se non sono la più brava, a qualcuno sono piaciuta; perché, anche se non sono la moglie perfetta, mio marito mi ama lo stesso; perché, anche se il mio lavoro fa schifo, mi dà il tempo per entrare dove sto bene davvero. Nei libri.
Un ultimo grazie lo devo a te che stai leggendo. Sembra scontato, ma non lo è. Se per un attimo mi sono sentita vista davvero, è anche merito tuo. Magari sei sull’autobus, su un banco di scuola, sul divano mentre in TV passa un programma che non ti interessa poi così tanto e stai scrollando immagini e video su Instagram, e per un attimo ti sei fermato a leggermi. Allora grazie, 2025, perché mi hai portata fino a qui. Fino a te.
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